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NOTA BENE: Queste informazioni sono frutto dell'esperienza personale di ogni singolo SnowAlper, valuta sempre le tue capacità prima di affrontare una gita, in alternativa affidati all'esperienza delle guide alpine.

Scritto da Giuliano Boccardi

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27 maggio 2015 - Grande Aiguille Rousse (3485m) - Valle Orco

AUTORE: GIULIANO BOCCARDI

Dettagli Gita:

Periodo: Maggio 2015

Quota di partenza (m): 1980m

Quota vetta (m): 3485

Dislivello complessivo (m): 1505

Difficoltà: OSA

Materiale utilizzato: Splitboard - Ramponi - Picozza

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SOMMARIO 

Una cima che era nei progetti di quest'anno era proprio la Grand Aiguille Rousse in una delle zone delle Alpi che amo di più. Il parco Nazionale del Gran Paradiso.

La caratteristica della Valle Orco è data da montagne ben oltre i 3000m che si chiudono nella sua testata in un magnifico anfiteatro oltre il quale vi sono terrazze naturali e grandi dighe, infine valloni glaciali e vette sconfinano verso in Francia, il tutto a cavallo tra due dei parchi nazionali più belli delle Alpi.

Questa gita è stupenda per l'estrema varietà del percorso, ogni qualche centinaio di metri di dislivello

il panorama e pendio cambiano completamente alternando tratti molto ripidi a conche e pianori con pendii fantastici per lo sci e snowboard.

Il dislivello non è esagerato ma non è una gita da prendere sottogamba come fatica fisica, occorre già un buon allenamento in quanto vi sono ben 2/3 punti della salita, tra cui la parete finale, ripidi e da attaccare diretti che affaticano non poco. 

La cima è favolosa con l'ultimo tratto in cresta emozionante, raggiunta la cima si gode di un panorama sterminato e potente, in una zona delle Alpi selvaggia e incontaminata a cavallo tra Francia e Italia.

La discesa può essere tanto diversa anche da un giorno all'altro ma in generale se viene fatta a primavera inoltrata si hanno pendii bellissimi e sostenuti con una discesa epica su firn, anche se il rischio crosta in alcuni punti anche ripidi è inevitabile.

Davvero una gita consigliata sia in split che con gli sci.

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METEO DEL GIORNO

Cielo sereno tutto il giorno, visibilità ottima.

Zero termico 2900m nelle ore centrali in aumento, isoterma -10 a 4600m stazionaria, venti a tratti sostenuti sulle creste a raffiche ma con lunghe pause di calma, cielo sereno con qualche addensamento verso la Valle d'Aosta

Innevamento sotto la media, sopratutto in alta quota.

Situazione neve (versanti sud-nord)

- 2500m: 0-50

- 3000m: 0-150

- 3500m: 100-300

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Consapevole che sarà probabilmente l'ultima uscita della stagione decido di optare per una cima decisamente importante nella zona della Valle Orco e del Parco nazionale della Vanoise, una delle ultime zone in Europa dove i grandi carnivori possono ancora sopravvivere e unito al PN del Gran Paradiso copre una zona più vasta del PN di Yellostone in USA.

La cima è La Grand Aiguille Rousse di quasi 3500m che svetta tra i grandi ghiacciai della Vanoise.

Partiamo come sempre a orari sovietici ma meno che altre volte, l'idea è di arrivare alla diga del Serrù a quota 2250m ma purtroppo così non sarà. Il comune di Ceresole Reale non ha i soldi per pulire la strada e ci fermiamo a neppure 2000m aumentando di 200/300m di dislivello la salita. Diversi nevai sono ancora presenti e inutili sono i tentativi di Luca di affrontarli con il suo 4x4, abbiamo pure rischiato di infossarci e chiamare il carro attrezzi. Dietro di noi anche uno skialp che prudentemente si è fermato prima.

Un pò in ritardo ci mettiamo in marcia, accompagnato da un nutrito gruppo di bellissimi stambecchi, ancora per molti di loro con la muta solo parzialmente caduta, incontriamo anche più di una Volpe e nel vallone echeggiano in modo ossessivo i fischi delle tantissime marmotte presenti.

La prima parte è puro portage, seguiamo il sentiero estivo più diretto tra gradoni e strettoie tra la roccia, Luca mette il turbo come al solito e assieme a noi si unisce per la Gran Rousse lo skialp incontrato sulla strada. 

Raggiungiamo finalmente la diga, da qui il percorso è ben evidente e costeggiando il lago raggiungiamo il canale Ballotta dove la neve si fa continua e mettiamo i ramponi per salirlo, è piuttosto ripido e vista la sua esposizione la neve già piuttosto marcia. Nell'ultimo tratto sui 45° i ramponi tendono a fare zoccolo e faccio un pericoloso scivolone, complice anche un calo di concentrazione, che mi fa perdere l'equilibrio, fortunatamente senza conseguenze.

Con una gran bella sudata superiamo il primo canale e raggiungiamo il pianoro Ballotta dove i due skialp calzano gli sci, io invece approfittando della neve ancora dura proseguo con i ramponi puntando diretto alla rampa di accesso al ghiacciaio di Vacca, la prossima meta. Mi fermo un pò a valutare dove salire e dopo qualche titubanza decido assieme ai compagni di prendere la via diretta su un pendio decisamente sostenuto che promette molto bene in discesa, tra qualche sfondamento su neve a tratti morbida e cambio di direzione locale raggiungiamo il ghiacciaio di Vacca, o meglio ciò che ne rimane, le pendenze scemano e si fanno incredibilmente blande, il paesaggio cambia bruscamente, una delle caratteristiche della gita. Luca mi lascia nuovamente dietro con il suo nuovo compagno di merende e questa volta metto anch'io le assi a terra iniziando una progressione più veloce, in meno di mezz'ora raggiungiamo il grande ghiacciaio che divide la Cima del Carro all'Aiguille Rousse, qui i ragazzi sono dubbiosi, e optano di deviare a destra verso i pendii più dolci alla base del Petit Aiguille Rousse e raggiungere la cima accerchiandola. 

Seppur anch'io dubbioso, opto per la direttissima nord intravedendo da lontano pure qualche scalino di un precedente passaggio, quindi ci dividiamo e io proseguo con la bellissima parete dinnanzi a me sempre più vicina fino a raggiungerne la base.

I ragazzi non li vedo più, il silenzio è totale, non c'è un alito di vento, il sole è forte ma non molto caldo; con la split ancora ai piedi inizio ad affrontare la base della parete con pendenze sempre più sostenute. La difficoltà di tenere un passo fluido e ritmato aumenta, la fatica inizia a farsi sentire, cerco di seguire una vecchia traccia di sci ma dopo poco devo desistere per la pendenza, mi sistemo tra alcuni blocchi di un piccolo scaricamento, degli scalini visti in lontananza non c'è traccia, metto i ramponi con una bella dose di fatica e inizio a salire con passo corto e pesante, mi fermo qualche secondo con il cuore che batte forte e i primi segni di affaticamento, proseguo alternando 2/3 passi a una sosta di una decina di secondi, sembra funzionare anche se le gambe iniziano davvero ad essere alla frutta.

Con un notevole sforzo raggiungo finalmente il colle sperando di vedere i ragazzi arrivare ma non c'è nessuno, vedo due persone lontane sull'altra vetta, il Petit dell'Aiguille Rousse ma spero che non siano loro, forse sono già in cima, non so..proseguo. Il vento inizia a soffiare più sostenuto, le energie sono poche ma sono galvanizzato dalla relativa vicinanza ormai della vetta, manca poco e la cresta è bellissima, l'ambiente superbo che mi conferisce forza d'animo e spreme le ultime energie delle gambe.

Proseguo sempre con un ritmo lento ma inesorabile, si sente solo il rumore della picca che affonda nella neve e il sibilo del vento, superato un costone nevoso ecco l'ultimo tratto della cresta meno ripido, e laggiù a meno di 50 metri la tanto ambita cima, ma non c'è traccia dei due compagni di merende..dove cazzo sono? Vuoi vedere che hanno sbagliato ? mi sa proprio di si.

E dopo oltre 5 ore di salita sono sulla Gran Aiguille Rousse, finalmente!! spettacolare...

Mi fermo a riprendermi un attimo, momenti di calma si susseguono a raffiche di vento piuttosto intense, faccio qualche foto e video, urlo di soddisfazione e inizio a valutare il percorso della discesa...già..

Dapprima provo a vedere in che condizioni è la direttissima, davvero notevole la pendenza, penso sui 50°, scendo per qualche metro con i ramponi per "annusarla" un pò ma è davvero complessa e la neve dura come il marmo, rischiosa considerando quanto è esposta..dopo un pò di titubanza decido di scendere in altro punto. Mi preparo e via...si scende

DISCESA

Prima parte, Parete NORD

Il primissimo tratto dalla cima al colle della parete nord è un gran che, poche curve su neve a tratti morbida a tratti durissima, inoltre devo tenermi a destra per evitare di sbagliare, raggiunto il colle che è piuttosto esposto butto l'occhio sulla parete e con qualche destreggiamento degno di un samurai paraplegico inizio a scendere su neve...ORRIBILE, autentico calcestruzzo made in France. Scendo a spazzaneve per praticamente metà parete con le lamine che fanno una fatica terribile a mordere, spezzagambe pazzesco, il rischio è anche cadere perchè non ci si ferma più vista la pendenza. Quindi con prudenza cerco di "sopravvivere" e quasi al termine della parete la neve inizia a mollare leggermente, ma proprio leggermente e inizio finalmente a fare qualche curva, gambe sfondate.

Seconda parte, Ghiacciaio Rousse e Vacca

Questa è la parte sciisticamente più semplice, nel secondo tratto del ghiacciaio la neve aveva un dito di cremina su fondo duro e sebbene scorrevole la pendenza non permetteva chissà quali velocità, addirittura c'era il rischio di spingere, finalmente ritrovo i compagni di merende..luca era preoccupato per la mia incolumità, apprezzo ma la prossima volta un bel corso di geografia per entrambi è obbligatorio. Appena terminiamo il ghiacciaio principale c'è il secondo, quello di Vacca, dove inizio finalmente a divertirmi come si deve, la neve ha mollato il giusto e faccio le prime gran belle curve, ampie.

Terza parte, Vallone Ballotta

Dai 3000m in giù la neve ha mollato finalmente come si deve, le pendenze tornano sostenute e questa è la parte più divertente della discesa con un paio di bellissime rampe dove c'era del firn da antologia con curve molto veloci e appaganti. bellissimo tutto il tratto fino al pianoro della Ballotta dove la neve iniziava ad essere parecchio pesante seppur sempre ben sciabile.

Quarta parte, Pianoro e canale ballotta

Il pianoro aggirandolo a destra è stato nel complesso bello da scendere, la prima parte specialmente conservava la caratteristica precedente con pendenza ancora buona che via via diventava blanda, spingendo un pò di più forse avrei raggiunto il canale Ballotta senza un gava e buta, ma purtroppo è stato inevitabile. 

Il canale Ballotta invece è stata una sorpresa, pensavo insciabile invece grazie alla pendenza sostenuta sono riuscito a tirare ancora qualche bella curva su un polentone colloso e al limite dello sci nautico. poco male.

Rientro all'auto per nulla banale: essendo piuttosto lungo e avendo le gambe segate dalla gita ho impiegato più tempo degli altri e dovevo addirittura fare delle pause, a pezzi!! il tutto aggravato da un rinforzo dei venti pauroso che a tratti mi faceva quasi cadere!

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